di Jazzer 

David Sylvian: A fire in the forest tour

dal vivo 05/10/03, Palafenice - Venezia


blemish

davidsylvian.net

Blemish
The good son
The only daughter
The heart knows better
She is not
Late night shopping
How little we need to be happy
A fire in the forest
The other side of life
When poets dreamed of angels / Cries and whispers)
The shining of things
Blue skinned gods
Praise
Maria
Wasn't I Joe?

World citizen
Jean the birdman

David Sylvian: voce, synth, programmazione, chitarra acustica
Steve Jansen: synth, programmazione, percussioni elettroniche, voce

Masakatsu Takagi: elaborazioni video


   Lo ammetto: sono andato a questo concerto di David Sylvian molto dubbioso, considerandolo una specie di prova d'appello dopo l'ascolto del suo ultimo disco Blemish di cui onestamente tutto si può dire fuorché che sia un disco facile. A mio giudizio devo constatare che questa prova il musicista inglese l'ha parzialmente superata, ma probabilmente negli elementi che gli interessavano di meno.
   Condensare la descrizione di questo concerto a poche frasi del tipo "Sylvian è salito sul palco, ha presentato l'ultimo album e alcuni vecchi pezzi ri-arrangiati e poi se n'è andato" forse è riduttivo, ma rispecchia fedelmente la realtà. Le emozioni sono passate come lampi nella notte e le concessioni allo spettacolo sono state praticamente nulle: l'effetto sorpresa se n'era già andato un mese fa con la pubblicazione sul proprio sito della scaletta dello spettacolo - bis inclusi - mentre per il resto se Sylvian ha abituato il pubblico alla sua freddezza e distacco sul palco, qui davvero è stato il gelo; almeno nel passato era la musica a scaldare gli animi, ora nemmeno quella.
   E' possibile dividere lo spettacolo in due parti ben distinte: nella prima Sylvian ha presentato il suo ultimo CD Blemish, nella seconda, imbracciata la chitarra acustica, ha riproposto alcuni vecchi brani e alcuni inediti, tra cui World citizen nuovo singolo (con Sakamoto) che uscirà l'8 ottobre in Giappone. Credo fosse proprio la presentazione di Blemish ad interessare maggiormente Sylvian vista l'accuratezza con cui era stato preparato il set, ma è stata proprio essa a deludere: certo gli applausi ci sono stati, ma sono apparsi di circostanza, quasi a disagio rispetto alla vacuità espressa.
   Sylvian, sempre alla ricerca del minimale, ha voluto togliere tutto: quindi ora non c'è più nemmeno il ritmo, l'armonia e la melodia, restano suoni disturbati sui quali salmodiare le parole. Se si eccettuano i video di Takagi - molto belli ma che non considero fondamentali in un concerto - tutto è immobile, i musicisti, le luci, la musica stessa. Forse Sylvian ha scavato troppo a fondo, ha tolto ogni cosa fino ad arrivare al nulla, improduttivo tanto da rasentare la noia. Non crediate che mi diverta a notare questo, da amante di Sylvian quale sono, ma è davvero imbarazzante riscontrare la profonda involuzione, il ripiegamento su se stesso, subiti dal musicista, che sembra quasi voler abbruttire consapevolmente la propria musica con scrosci, stridii, fruscii rendendola statica e disseccata. Così abbiamo due musicisti che non suonano perché si affidano in maniera davvero eccessiva ai campionamenti e alle basi, un cantante che non canta ma si limita a "dire" delle parole di canzoni che danno l'impressione di essere involucri vuoti. Sarebbe stata quasi la stessa cosa inserire il disco nel lettore CD tanto i pezzi di Blemish sono sembrati assolutamente identici dal vivo. Ma forse è proprio il "prodotto" Blemish a non funzionare dal vivo, forse il profondo lavoro di introspezione fatto nel disco è più adatto ad un ascolto solitario.
   L'atmosfera si risveglia un poco con Late night shopping in cui Jansen inventa un ritmo sostenuto che dà finalmente una scossa al torpore. Poi le cose cambiano: la presentazione di Blemish finisce con A fire in the forest - sorprendentemente migliore dal vivo che nel disco - e Sylvian imbraccia la chitarra per intonare un'ottima versione di The other side of life del vecchio periodo dei Japan. Qui e con le successive canzoni più conosciute finalmente il concerto e il pubblico si scaldano e prendono vita, il minimalismo di Sylvian crea nuove suggestioni con gli arrangiamenti per chitarra acustica ed elettronica fornita dal fratello Steven e la voce torna ad essere quella tanto amata dai fan. Bello il medley When poets dreamed of angels con Cries and whispers, Maria completamente stravolta e il blues lento di Jean the birdman.
   Usciti dal Palafenice abbiamo un giudizio contraddittorio di questo concerto, condizionato per la prima parte dal fatto che un disco come Blemish o lo si ama o lo si odia, non c'è via di mezzo; la seconda parte è stata sicuramente più coinvolgente e "accessibile", ma sembra davvero un po' poco rispetto all'economia generale del concerto e alle aspettative del pubblico. Non so che strada prenderà Sylvian in futuro - anche se World citizen complice Sakamoto fa presagire sprazzi quasi dance - ma considerata la versatilità dell'artista sono sicuro che spiazzerà nuovamente i suoi fan. Speriamo in positivo.



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