Lo ammetto: sono andato a questo concerto di David Sylvian molto
dubbioso, considerandolo una specie di prova d'appello dopo l'ascolto del
suo ultimo disco Blemish di cui onestamente tutto si può dire fuorché
che sia un disco facile. A mio giudizio devo constatare che questa prova il
musicista inglese l'ha parzialmente superata, ma probabilmente negli elementi
che gli interessavano di meno.
Condensare la descrizione di questo concerto a poche frasi del tipo "Sylvian
è salito sul palco, ha presentato l'ultimo album e alcuni vecchi pezzi
ri-arrangiati e poi se n'è andato" forse è riduttivo, ma rispecchia
fedelmente la realtà. Le emozioni sono passate come lampi nella notte e le
concessioni allo spettacolo sono state praticamente nulle: l'effetto sorpresa se
n'era già andato un mese fa con la pubblicazione sul proprio sito della
scaletta dello spettacolo - bis inclusi - mentre per il resto se Sylvian ha
abituato il pubblico alla sua freddezza e distacco sul palco, qui davvero è
stato il gelo; almeno nel passato era la musica a scaldare gli animi, ora
nemmeno quella.
E' possibile dividere lo spettacolo in due parti ben
distinte: nella prima Sylvian ha presentato il suo ultimo CD Blemish,
nella seconda, imbracciata la chitarra acustica, ha riproposto alcuni vecchi
brani e alcuni inediti, tra cui World citizen nuovo singolo (con Sakamoto)
che uscirà l'8 ottobre in Giappone. Credo fosse proprio la presentazione di Blemish
ad interessare maggiormente Sylvian vista l'accuratezza con
cui era stato preparato il set, ma è stata proprio essa a deludere: certo gli
applausi ci sono stati, ma sono apparsi di circostanza, quasi a disagio rispetto
alla vacuità espressa.
Sylvian, sempre alla ricerca del minimale, ha voluto togliere
tutto: quindi ora non c'è più nemmeno il ritmo, l'armonia e la melodia,
restano suoni disturbati sui quali salmodiare le parole. Se si eccettuano i
video di Takagi - molto belli ma che non considero fondamentali in un concerto - tutto
è immobile, i musicisti, le luci, la musica stessa. Forse Sylvian ha scavato
troppo a fondo, ha tolto ogni cosa fino ad arrivare al nulla, improduttivo tanto
da rasentare la noia. Non crediate che mi diverta a notare questo, da
amante di Sylvian quale sono, ma è davvero imbarazzante riscontrare la profonda
involuzione, il ripiegamento su se stesso, subiti dal musicista, che sembra
quasi voler abbruttire consapevolmente la propria musica con scrosci, stridii,
fruscii rendendola statica e disseccata. Così abbiamo due musicisti che non suonano perché si
affidano in maniera davvero eccessiva ai campionamenti e alle basi, un cantante
che non canta ma si limita a "dire" delle parole di canzoni che danno
l'impressione di essere involucri vuoti. Sarebbe stata quasi la stessa cosa inserire
il disco nel lettore CD tanto i pezzi di Blemish sono sembrati
assolutamente identici dal vivo. Ma forse è proprio il "prodotto" Blemish
a non funzionare dal vivo, forse il profondo lavoro di introspezione
fatto nel disco è più adatto ad un ascolto solitario.
L'atmosfera si risveglia un poco con Late night
shopping in cui Jansen inventa un ritmo sostenuto che dà finalmente una
scossa al torpore. Poi le cose cambiano: la presentazione di Blemish
finisce con A fire in the forest - sorprendentemente migliore dal
vivo che nel disco - e Sylvian imbraccia la chitarra per intonare un'ottima
versione di The other side of life del vecchio periodo dei Japan.
Qui e con le successive canzoni più conosciute finalmente il concerto e il
pubblico si scaldano e prendono vita, il minimalismo di Sylvian crea nuove
suggestioni con gli arrangiamenti per chitarra acustica ed elettronica fornita
dal fratello Steven e la voce torna ad essere quella tanto amata dai fan. Bello
il medley When poets dreamed of angels con Cries and
whispers, Maria completamente stravolta e il blues lento di Jean the birdman.
Usciti dal Palafenice abbiamo un giudizio contraddittorio di questo
concerto, condizionato per la prima parte dal fatto che un disco come Blemish
o lo si ama o lo si odia, non c'è via di mezzo; la seconda parte è stata
sicuramente più coinvolgente e "accessibile", ma sembra davvero un
po' poco rispetto all'economia generale del concerto e alle aspettative del
pubblico. Non so che strada prenderà Sylvian in futuro - anche se World
citizen complice Sakamoto fa presagire sprazzi quasi dance - ma
considerata la versatilità dell'artista sono sicuro che spiazzerà nuovamente i
suoi fan. Speriamo in positivo.
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