di Jazzer 

Bollani / Tavolazzi / Paoli: dal vivo 28/01/03

Salzano (VE) - Jazz café Delizia


bollani

foto: Agnese Piantoni

stefanobollani.com

Averti tra le braccia
Angela
Un giorno dopo l'altro
What is this thing called love?
Prima o poi io e te faremo l'amore
Azzurro
Arrivederci
Bandoleros
Se non avessi più te

Stefano Bollani: pianoforte
Ares Tavolazzi: contrabbasso
Walter Paoli: batteria


   ...ovvero: le tante facce di Stefano Bollani.
   Questo concerto è stata un'ennesima conferma della bravura di Stefano Bollani, artista e musicista dalla sensibilità ed eclettismo sviluppati al massimo, nel desiderio - quasi onnivoro - di racchiudere nella propria musica tutte le musiche possibili, di appropriarsi di gusti e sentimenti altrui, filtrarli con i propri per ricrearli ed elaborarli, restituendoli agli ascoltatori in una veste rinnovata. Operazione certamente non nuova nel jazz dove sostanzialmente la riproposizione degli standard serve proprio a questo, ma nel caso di Bollani l'operazione si allarga: se è vero che il pianista, soprattutto quando si esibisce da solo o con il suo trio, propone alcuni standard "storici", è altrettanto vero che ne inventa di "nuovi".
   Cosa sono in fondo gli standard, se non vecchi brani della tradizione statunitense della prima metà del '900? A questo punto perché non recuperare vecchie canzoni italiane, parte del nostro patrimonio musicale, per farne dei nuovi veicoli per l'improvvisazione?
   Fondamentalmente mi pare questa l'intenzione di Bollani: un tentativo di unire indissolubilmente la cultura europea, italiana in questo caso, con la tradizione della musica afro-americana; ecco allora che canzoni come Averti tra le braccia, Se non avessi più te e soprattutto la poetica Arrivederci diventano delle ballad che nulla hanno da invidiare per lirismo e coinvolgimento emotivo a tanti standard. Bisogna dire che Bollani ci mette molto del suo: la sua bravura non si discute sia nella genuina resa dei brani più ispirati, sia nei pezzi più veloci dove davvero sfoggia una tecnica eccellente, come in Azzurro che dopo l'esposizione della strofa diventa pretesto per un'improvvisazione dalla velocità vertiginosa che si conclude nel ritornello. E' evidente anche la sua voglia di giocare, variare e camuffare i temi come in Un giorno dopo l'altro trasformato in tango lento, o nel pezzo di Porter - What is this thing called love? - che chiude con uno sgangherato ritmo caraibico, dove riesce ad inserire il riff di Profondo rosso.
   I due accompagnatori, a mio giudizio, non sono pienamente all'altezza: Paoli ha un drumming misurato e fantasioso, è abile nello spezzare il ritmo, scomponendolo in definite cellule tonali a cui fanno eco i break pianisitici; Tavolazzi invece l'ho trovato poco personale, con un suono sporco soprattutto nelle note alte e forse non del tutto a suo agio con l'esuberanza del leader. Si limitano ad accompagnare, peraltro in modo buono, ma davvero è difficile contenere l'imprevedibilità di Bollani che usa tutte le possibilità della tastiera, improvvisa per scale, per blocchi di accordi e inanellando note in stile free, in pratica non fa mai quello che ti aspetti.



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