Tzadik
2002
John Zorn è un nome a cui è bene avvicinarsi con prudenza e
con una buona dose di apertura mentale, in quanto la sua musica non è certo
semplice e di immediata comprensione; inoltre il saxofonista è impegnato in una
serie di progetti e collaborazioni così vasta e disparata nella quale è
difficile districarsi. La discografia che nasce da questa attività
schizofrenica è una delle più complicate ed eterogenee: tra registrazioni a
proprio nome, con piccole formazioni, formazioni allargate (come la Masada
Chamber Ensemble), lavori per il cinema e lavori orchestrali, viene espressa
tutta la poetica di Zorn, ma anche tutto il suo corrosivo spirito
iconoclasta e l'intento di sperimentazione spinta a livelli così estremi da
risultare a volte pretenziosa e fine a sè stessa.
Tra i progetti più interessanti - e più
ascoltabili - c'è lo storico quartetto Masada in cui Zorn e compagni sono
riusciti a fondere in maniera mirabile le spinte musicali d'avanguardia con la
tradizione musicale non solo jazzistica, ma anche della musica "colta"
europea. Il quartetto è in attività dal 1993 e ha alle spalle una decina di
dischi in studio; ora che è giunto alla fine della sua attività, Zorn - che ci
sa fare anche dal punto di vista commerciale - ha deciso di pubblicare, tramite
la sua etichetta Tzadik, una serie di registrazioni live effettuate in varie
città e vari anni. Sono così usciti in CD i concerti di Middleheim, di Taipei
del 1995, di Gerusalemme del 1994, al Tonic di New York 2001 (ultima
registrazione live, forse la più notevole di tutte) e questo First
live del 1993 che si può considerare la pietra su cui si fonda la storia
del quartetto.
Tutto iniziò quella notte! Così è indicato nella copertina del
CD che contiene un concerto del 2/09/1993 al Knitting factory, ma non un
concerto qualsiasi, bensì la prima esibizione live del quartetto Masada. Questa
è la prima volta in assoluto, avvertono sempre le note di copertina, che Zorn,
Douglas, Cohen e Baron hanno suonato la musica che ha poi reso celebre il
quartetto. E già in questa prima registrazione ci sono tutti quegli elementi
che saranno le caratteristiche peculiari della loro musica nei vari anni di
attività: la base su cui vengono costruiti i pezzi è un solido bop che viene
integrato e trasformato da elementi presi dal folklore ebraico, il tutto
inserito in una completa libertà espressiva che ricorda da vicino le sonorità
del famoso quartetto di Ornette Coleman e Don Cherry.
Il quartetto si presenta solidissimo fin dalle prime battute, ed
effettivamente essendo i quattro degli specialisti ciascuno del proprio
strumento possono dedicare le loro energie al collettivo senza
"preoccuparsi" della tecnica individuale. Emerge, pertanto, un insieme
davvero spettacolare dall'impatto trascinante e sconvolgente, quattro teste
capaci di convivere in perfetto sincronismo, ma di viaggiare ciascuna in
assoluta indipendenza sfoderando degli assoli fulminanti o suadenti, sempre
incalzati dalla tensione ritmica creata da Cohen e Baron (ascoltare
l'introduttiva Piram). Il CD si svolge tra temi lirici come Sansanah
e Hadasha con un prezioso assolo di Cohen, e temi più ritmicamente
accentuati come Ziphim e Zebdi. Gli assoli dei quattro
sono sempre di assoluto livello: Douglas sorprende per la sua brillante
naturalezza e Zorn per l'ispirazione, soprattutto quando lascia libertà alla
sua vena più jazzistica.
Un disco assolutamente da avere, sia come testimonianza di una
delle formazioni più interessanti degli anni '90, sia come esperienza musicale
in quanto tale.
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