Fosbury records
2002
Questo mese vi presento un CD che dà a
jazzer una brusca sterzata verso il rock, o meglio verso il rock d'autore, così
qualcuno lo definisce, visto che la casa discografica lo descrive come un "qualcosa
che oscilla tra Sonic Youth e Fabrizio De Andrè"! Con una tale premessa
non potevo far altro che immergermi dall'ascolto... e davvero in questo caso il
coinvolgimento emotivo ed intellettuale è portato ai massimi livelli.
Originalità! Questa è assolutamente la prima caratteristica che
brilla subito al primo ascolto; credo che nessuno in Italia abbia mai prodotto
della musica e dei testi simili e dalla loro unione è nato questo gioiello che
è Capelli rame. Un disco che non può lasciare nessuno
indifferente, sul quale bisogna per forza decidere: o ti fai coinvolgere,
condurre per mano nel particolare territorio che disegna, oppure lo rifiuti
totalmente, senza esitazione, senza neanche aver maturato la consapevolezza di
cosa ti sei perso.
Capelli rame ti costringe a confrontarti con la
profondità delle liriche e con l'ortodossia della parte musicale, così che è
quasi impossibile parlare separatamente di testo e musica tanto essi sono
compenetrati tra loro, fanno corpo unico l'uno a servizio dell'altra e
viceversa; io tenterò di descriverli scindendoli, ma so già che l'operazione
sarà imperfetta.
La musica, dicevamo: la parte musicale
si presenta molto compatta, volutamente scarna, ma non povera, a ricercare
l'essenza del suono, della singola nota e parola. I quattro musicisti creano
un'atmosfera dai molteplici aspetti,
a tratti dolce quasi da ballata folk, a tratti intimista, a tratti violenta e
carica di feedback, a tratti dagli echi dark. Le chitarre sanno essere
leggere nel disegnare le melodie (Nove nuovi amanti o Estate), ma anche taglienti ed incisive
nei momenti più tirati (sentitele in Vanessa o Una colt), perfettamente
supportate dal basso e dalla batteria mai troppo invasiva.
I testi raccontano delle storie attraverso l'esposizione di
immagini, di sensazioni, di situazioni; non dicono mai esplicitamente, ma
lasciano all'ascoltatore il compito di ricostruire la trama, di rimettere
assieme i frammenti del discorso. Pigozzo Favero narra, senza mai essere banale,
storie d'amore finite male, fondate su un rapporto di amore-odio per l'amata ("Ti
soffoco / è un piacere sottile / dei polpastrelli sul collo" - L'eclissi, amore mio) amore che
potrebbe portare al suicidio o all'omicidio ("Avere avuto una colt / non averla caricata a salve"
- Una colt), amore per chi è lontano e si merita la più
bella delle dichiarazioni ("Chiunque starà con me / d'ora in poi / dovrà
avere qualcosa di te / che ora vivi lontana" - Vanessa),
amore inaspettato per il cinema ("Sei ore di riprese / senza stacchi /
di te che dormi" - Claudia Cardinale da giovane - sono suoi
i "capelli rame"). Se proprio mi devo sforzare a trovare un paragone, la voce e il
modo di cantare mi ricordano Federico Fiumani dei Diaframma per intensità e
calore e per qualche momento un po' retorico.
Con i Valentina Dorme non ci si può distrarre perché si viaggia
in bilico tra raffinatezza e rabbia libera, tra il non dire ma lasciare
intendere, tra le storie di passione intensa e di depressione cupa ("La
mia è solo una / delle tredici solitudini possibili / ed è curabile / con
gocce di Minias e Serenase" - Tredici) che ti
colpiscono secche allo stomaco, ma che lasciano intravedere una via d'uscita.
Capelli rame è un disco che prima ti affascina e poi
ti coinvolge senza remore, che ti mette a nudo: la bella foto di copertina, la
veste grafica (anche del sito internet), il suono, le parole, come sono cantate,
il loro significato intimo, tutto gioca sul doppio binario della concretezza e
della profondità. Ascoltatelo: ne vale davvero la pena.
"Alla lunga
ci si arrende a tutto
anche alla mediocrità
non fa poi così male
credi
i danni in superficie sono trascurabili
qui nessuno sanguina" - Una colt
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