Teldec
2001
Apro il 2002 con un disco di musica contemporanea di un compositore che
sicuramente non è tra i più approfonditamente conosciuti in Italia,
cioè György Ligeti - considerato ungherese anche se naturalizzato
austriaco - nato nel 1923 in Transilvania a Dicsöszentmàrton,
all'epoca in Ungheria, ora in Romania.
Si potrebbero spendere molte pagine per discutere sui perché
in Italia la musica contemporanea sia un genere poco frequentato, ma per
semplificare le cose, credo che ciò derivi da una certa aura di
"difficoltà" e "impenetrabilità", vera o presunta
che sia. Certamente non si può negare che la musica prodotta da autori
come Nono, Stockhausen, Berio, Kagel, Penderecki e lo stesso Ligeti sia
"difficile" all'ascolto, nel senso che richiede un'attenzione,
una concentrazione, una conoscenza e una capacità di lettura sviluppate
per poter essere apprezzata a pieno. E' altrettanto vero, però, che
affrontare un brano di musica contemporanea anche da parte di una
persona non troppo esperta di cose musicali, è sempre un'esperienza
interessante che, anche senza addentrarsi a fondo nell'analisi musicale,
comunque lascia sensazioni ed impressioni appaganti e magari la curiosità
di approfondire la materia.
Per quanto riguarda Ligeti, il compositore ungherese è
difficilmente inseribile in una particolare corrente essendosi sempre
mosso in una sua propria dimensione caratterizzata da una assoluta
libertà di ricerca; come scrive Armando Gentilucci "sembra
quasi che Ligeti sposti l'interesse da un mondo espressivo preesistente [...]
ad un universo sonoro assoluto, vergine [...] propone [...]
le fasce sonore, corali e orchestrali, geometricamente rigorose,
translucide, scintillanti come simboli astrali." Credo che
questo pensiero descriva perfettamente la musica di Ligeti, soprattutto
nelle opere orchestrali.
Il Ligeti project della Teldec segue l'analoga
iniziativa della Sony ed inizia con questo volume che raccoglie quattro
composizioni per piccola orchestra che provengono da diversi periodi
della produzione del compositore: i due concerti sono già abbastanza
conosciuti, Melodien è più raro, mentre Mysteries of the
macabre è qui inciso per la prima volta. Per dare un'idea,
sicuramente riduttiva, che possa sommariamente descrivere le opere, ne
indico qui le caratteristiche: Melodien si contraddistingue per
la costante tensione, mai risolta per tutto il brano, data dagli archi
su cui si stendono delle isole sonore translucide, guidate soprattutto
dai legni. Il titolo, spiega Ligeti "si riferisce alla
particolare natura della scrittura strumentale, nella quale le singole
voci sono particolarmente melodiose".
Il Concerto da camera per 13 strumentisti (con
19 strumenti), dopo un inizio quasi lirico dell'oboe, denota una
maggiore propensione per il ritmo - soprattutto nei movimenti IV e V -
meccanicamente scandito da tutti gli strumenti soprattutto nel
virtuosismo del finale. Nel Concerto per pianoforte, per il quale
Ligeti ha detto di essersi ispirato alla musica africana, è ancora il
ritmo ad avere la parte dominante: esso viene frammentato e marcato dal
pianoforte, ma sempre perfettamente controllato dall'interazione degli
strumenti. Sono evidenti in quest'opera echi bartokiani nelle
combinazioni poliritmiche. Mysteries of the macabre è l'opera più
ermetica e di più difficile interpretazione: si tratta di una
rielaborazione per tromba e orchestra di una parti dell'opera Le
grand macabre.
Vale davvero la pena affrontare un CD simile, sia per
l'interessante materia sonora, mai noiosa o fine a se stessa, in esso
contenuta, sia per sua perfetta esecuzione da parte dei vari musicisti
coinvolti.
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