- FEBBRAIO 2002 - 

Changes: Small changes

Splasc(H) records 2001


Changes: Small changes
  1. Mater
  2. Small changes
  3. Endurance
  4. The happy violone
  5. Divenire
  6. The gambler
  7. Trovarsi
  8. More changes
  9. Ravalse

Emanuele Cisi: sax tenore
Stefano Battaglia: pianoforte
Piero Leveratto: contrabbasso
Fabrizio Sferra: batteria


   Che il baricentro del jazz si sia già da tempo spostato dagli Stati Uniti all'Europa è una cosa innegabile, di cui si discute anche nelle riviste specializzate. Rispetto ai colleghi statunitensi, in qualche modo depositari della tradizione di quella che - solo per convenzione - continuiamo a chiamare musica jazz, i musicisti europei hanno un approccio diverso a questo "genere" musicale. Forse proprio il non sentirsi direttamente eredi di tale tradizione consente agli europei un approccio diverso al jazz, più rispettoso, più rigoroso ma allo stesso tempo più aperto tanto da consentire una maggiore contaminazione di stili e generi, un approccio più "umile" (per dirla come Claudio Fayenz) che molto spesso li fa prevalere sugli statunitensi per qualità dei prodotti finali. E tale atteggiamento si riflette anche sul pubblico, basti pensare che già negli anni '50 Dizzy Gillespie diceva che il jazz era troppo buono per gli americani e che solo gli europei erano gli unici a poterlo apprezzare a pieno.
   E l'Italia? A mio parere l'Italia, dopo le varie stagioni francesi, tedesche e nordiche, a seguito di una partenza lenta frutto soprattutto della scarsa educazione musicale italiana, vive attualmente uno dei suoi momenti creativi e propulsivi più importanti: come dimenticare il trionfale concerto di fine 2000 alla Town Hall di New York di dieci musicisti italiani, ovvero: Enrico Rava, Stefano Bollani, Danilo Rea, Gianni Tommaso, Enzo Pietropaoli, RobertoGatto, Fabrizio Sferra, Gianluca Petrella, Rosario Giuliani e Daniele Scannapieco? E come non citare nomi quali Enrico Pieranunzi, Salvatore Bonafede, Giovanni Mirabassi, Pietro Tonolo e tanti altri?
   Anche la produzione musicale ha risentito di questo "rinascimento" italiano e tra le ultime diverse, belle ed importanti uscite discografiche mi ha particolarmente impressionato il disco che qui presento.
   La prima cosa che mi ha colpito è la freschezza del jazz suonato da questi quattro musicisti che non hanno bisogno di particolari presentazioni. Un jazz certamente inserito nella tradizione del classico quartetto sax / piano / contrabbasso / batteria, ma in grado di coinvolgere con invenzioni e digressioni decisamente mediterranee; i quattro musicisti, infatti sono in grado di coinvolgere con le loro melodie, incuriosire con i loro sviluppi obliqui e asimmetrici, rapire con la purezza dei loro suoni. Tutti i pezzi, qualcuno più degli altri, sono accomunati da quest'atmosfera sospesa, fluida e traslucida prodotta dal sax di Cisi dalla morbidezza da incorniciare, dal piano di Battaglia dallo swing trattenuto, quasi timido, dalla ritmica fornita da Leveratto e Sferra pastosi e penetranti.
   Tutti i pezzi di questo CD meriterebbero una citazione, io lo farò solo per quelli che più mi hanno impressionato: l'introduttivo Mater dove sul lento incalzare del contrabbasso si sviluppa una splendida melodia guidata dal sax, Small changes caratterizzato dagli assoli obliqui che sembrano portare chi sa dove, ma poi ritornano alla partenza. Divenire presenta un bel sviluppo a spirale che caratterizza tutto il pezzo e The gambler un blues lento con uno splendido assolo da parte del sax.
   Small changes piccoli cambiamenti, quindi: piccoli cambiamenti di stati d'animo, di sensazioni, ma certamente non statici ed immutabili; piccoli cambiamenti, ma grande senso di incanto e di abbandono ad una musica che può solo scaldare il cuore.



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