ECM
1997
A un anno e mezzo dall'ottimo Matka Joanna il trombettista
polacco Tomasz Stanko ritorna ad incidere per l'ECM con il suo
quartetto, comprendente il pianista Bobo Stenson che si può considerare
il pianista di casa dell'ECM ai Rainbow Studio di Oslo.
La prima cosa che colpisce l'ascoltatore di questo disco è
l'atmosfera, comune per la verità a molte produzioni ECM, di tipica
alba nordica, rarefatta e sfaccettata di colori tenui ma ben definiti;
ad essa, inoltre, si aggiunge l'innegabile romanticismo espresso
dal trombettista che è possibile trovare soprattutto nei brani da lui
scritti (uno su tutti l'introduttivo Morning heavy song). Molto
interessante è anche il brano che dà il titolo all'album e che lo
chiude: sembra quasi un racconto circolare dove non sono bene definiti
l'inizio e la fine; il tema viene espresso, sviluppato e concluso sempre
in forma di spirale che riporta sempre al punto di partenza.
Da segnalare anche i brani Brace un duetto dove al
drumming trasversale e misterioso di Oxley si integra e contrappone il
davvero potente contrabbasso di Jormin e Trinity nel quale si
inserisce Bobo Stenson con il suo pianismo cristallino.
Tutto il disco è centrato sull'intenso lirismo espressivo,
quasi doloroso in alcuni passaggi, di Stanko e la perfetta integrazione
delle altre tre personalità che pur nella loro diversità
contribuiscono a creare un equilibrio che pervade tutto il disco, sia
nei brani di impianto più tradizionale, sia in quelli più
sperimentali, dove però la sperimentazione non è mai fine a sé
stessa, ma anzi serve a dare maggiore unità all'impianto totale del
disco.
Dello stesso autore è molto bello anche un CD uscito nello stesso anno, Litania, (sempre ECM) in cui Stanko con una formazione allargata, un settetto, ripropone alcune musiche da film di Krzysztof Komeda: davvero un momento di grazia per il trombettista.
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