Hopi Mesa
2001
Scusate l'ignoranza, ma io di questi musicisti non conosco praticamente
nulla, se non che hanno entrambi lavorato molto per il balletto, ma devo
dire la verità questo disco mi ha colpito subito, prima per la bizzarra
copertina e poi per la qualità della musica in esso contenuta.
Quattordici brani che spaziano tra diversi generi mischiando parecchio
le carte degli stili, dei ritmi e delle atmosfere, mai del tutto
definite ma che ricordano via via le orchestrine tzigane, le musette
della chanson francese, le percussioni mediterranee ed arabe, la musica
da circo, certa musica mitteleuropea (Kurt Weill in primis). Il ritmo,
le ripetizioni quasi ossessive e tutte le sue variazioni sono
soprattutto quello che si avverte all'ascolto: ripetizione quasi
minimalista di nuclei ritmici, come insegna Wim Mertens, sui quali
possono distendersi le melodie solitamente guidate dal pianoforte o
dalla fisarmonica (ascoltate Plume e ne avrete un ottimo esempio).
Un disco e una musica difficili da catalogare con atmosfere
moderne e allo stesso tempo retrò, come nella classicheggiante Asrai
per piano solo, in cui non mancano i momenti malinconici come in Malacca
Bay o pensierosi come L'Angélie, ma che esprime soprattutto
la gioia e la leggerezza del vivere come in Où va le monde?, che
ricorda alcune cose di Goran Bregovic, o l'ironia di Le concile des
Zoogs.
In un certo senso la musica di Torgue e Houppin rispecchia
la copertina del CD: una figura in bilico che ruota senza mai cadere,
una vertigine, insomma, che ti coinvolge, ti rapisce, ti fa girare in
tondo per poi riportarti sempre al centro.
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