- MAGGIO 2001 - 

Henry Torgue / Serge Houppin: Vertiges

Hopi Mesa 2001


Henry Torgue / Serge Houppin: Vertiges

hopimesa.com

  1. Ad lib
  2. Le concile des Zoogs
  3. Le train nu
  4. Le serment d'Alice
  5. Où va le monde?
  6. Malacca Bay
  7. Aruana song
  8. Plume
  9. Asrai
  10. Salle d'espérance
  11. L'Angélie
  12. Soap
  13. Belvédère du doute
  14. Paupières de sable

Henry Torgue: pianoforte
Serge Houppin: chitarre
Patrick Reboud: fisarmonica
Alain Lafuente: percussioni
Vincent Courtois: violoncello
Anne-Flore Houppin: voce


   Scusate l'ignoranza, ma io di questi musicisti non conosco praticamente nulla, se non che hanno entrambi lavorato molto per il balletto, ma devo dire la verità questo disco mi ha colpito subito, prima per la bizzarra copertina e poi per la qualità della musica in esso contenuta. Quattordici brani che spaziano tra diversi generi mischiando parecchio le carte degli stili, dei ritmi e delle atmosfere, mai del tutto definite ma che ricordano via via le orchestrine tzigane, le musette della chanson francese, le percussioni mediterranee ed arabe, la musica da circo, certa musica mitteleuropea (Kurt Weill in primis). Il ritmo, le ripetizioni quasi ossessive e tutte le sue variazioni sono soprattutto quello che si avverte all'ascolto: ripetizione quasi minimalista di nuclei ritmici, come insegna Wim Mertens, sui quali possono distendersi le melodie solitamente guidate dal pianoforte o dalla fisarmonica (ascoltate Plume e ne avrete un ottimo esempio).
   Un disco e una musica difficili da catalogare con atmosfere moderne e allo stesso tempo retrò, come nella classicheggiante Asrai per piano solo, in cui non mancano i momenti malinconici come in Malacca Bay o pensierosi come L'Angélie, ma che esprime soprattutto la gioia e la leggerezza del vivere come in Où va le monde?, che ricorda alcune cose di Goran Bregovic, o l'ironia di Le concile des Zoogs.
   In un certo senso la musica di Torgue e Houppin rispecchia la copertina del CD: una figura in bilico che ruota senza mai cadere, una vertigine, insomma, che ti coinvolge, ti rapisce, ti fa girare in tondo per poi riportarti sempre al centro.



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