Sony
2001
Devo dire la verità: il motivo per cui ho acquistato questo disco è il
fatto che presenta ben quattro vocalists tra le più quotate del
panorama jazzistico. Terence Blanchard lo conoscevo poco ma alla fine
dell'ascolto si è rivelato essere la sorpresa di questo CD.
Terence Blanchard ha lavorato molto per il cinema firmando
diverse colonne sonore, soprattutto per Spike Lee; ultimamente è
ritornato al jazz proponendo degli standards sempre ad alto livello.
Blanchard è stato spesso accostato a Wynton Marsalis, sia per evidenti
similitudini di suono, sia perché è stato lui a prendere il posto di
Marsalis nei Jazz Messengers. Non si può dire che Blanchard possieda la
prodigiosa tecnica di Marsalis, o la sua capacità di rilettura dei
classici, ma senza dubbio a suo favore gioca il suono fluido, caldo e
coinvolgente della sua tromba, assolutamente perfetto per le ballads che
sono presentate in questo disco. Blanchard svolge il compito proposto ma
lo fa ottimamente e con classe, offrendo dell'ottima musica senza voler
a tutti i costi strafare o stravolgere dei bellissimi temi.
Tutti i pezzi presentati nel CD sono di Jimmy McHugh che,
come George Gershwin o Cole Porter, occupa un posto essenziale nella
musica popolare americana e dal cui songbook molti jazzisti hanno
attinto a piene mani: al quartetto tromba / piano / contrabbasso /
batteria si aggiungono alternativamente una delle quattro vocalist e
nelle tracce strumentali, eccetto una, il sax tenore.
Per quanto riguarda le cantanti ognuna ovviamente
caratterizza i brani a lei affidati: Diana Krall, impegnata anche al
piano, dà un'elettrizzante versione di Let's get lost con la sua
inconfondibile calda voce, davvero molto cool, tanto che questo pezzo può
essere considerato una delle perle del CD. Per quanto riguarda le altre,
tutte offrono il meglio di sè: Jane Monheit quasi lirica in qualche
passaggio, Dianne Reeves, sicuramente la voce più potente, e forse
anche la più swingante e Cassandra Wilson, la più bluesy, quella che
regala più emozioni soprattutto con una particolarissima versione di On
the sunny side of the street.
Da lodare anche i solidi interventi del sax tenore di Brice
Winston e gli altri musicisti che sembrano decisamente affiatati; non si
limitano ad accompagnare le voci e i solisti, ma si integrano
perfettamente a loro dando ai pezzi un grande senso di compattezza
sonora, mai opprimente, ma con la giusta leggerezza necessaria
nell'affrontare questo genere di brani. Sopra tutti svetta lo splendido
timbro della tromba di Blanchard (a proposito: guardate che tromba
particolare che sfoggia in copertina...) lirico, morbido ed espressivo
capace di guizzi improvvisi, ma davvero splendido nelle lunghe frasi:
una per tutte la strumentale Lost in a fog, altra perla, dove il
quartetto dà davvero il meglio.
Un disco onesto, quindi, che forse non introduce grandi
novità, ma che si fa amare per l'ottimo livello interpretativo e per
l'alta qualità del jazz in esso contenuto.
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