Cosa è l’RSI?

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L’RSI, o Relative Strenght Index, o Indice di Forza Relativa, è un indice molto noto e utilizzato tra i traders. Ma di cosa si tratta? E perchè potrebbe essere molto utile entrare in confidenza con questo indice se desiderate effettuare una proficua strategia di trading con i futures & co?

Esempio operativo di trailing stop

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Negli ultimi giorni abbiamo parlato approfonditamente di take profit, stop loss e trailing stop. In particolare, sulla chiusura della scorsa settimana ci siamo soffermati sul trailing stop, definendolo come uno strumento piuttosto importante per chi investe nel Forex, poichè permette di “unire” le tradizionali caratteristiche dello stop loss, con una visione più dinamica delle proprie posizioni.

Strategie di trading come guadagnare con il trailing stop

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Negli ultimi giorni abbiamo introdotto due concetti fondamentali, in grado di aiutare i traders ad effettuare delle razionali operazioni di investimento sui mercati finanziari: lo stop loss e il take profit. In relazione al take profit, abbiamo altresì anticipato che esiste una particolare strategia che permette di modificare i limiti minimi e massimi di uscita dalle posizioni: il trailing stop. Ma di cosa si tratta?

Take profit, ecco come sfruttarlo al meglio!

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Ieri abbiamo avuto l’occasione di introdurre il concetto di stop loss, uno dei più basilari in capo a coloro i quali si avvicinando al mondo degli investimenti online, e desiderano poter approcciare con razionalità ed efficacia a questo panorama. Al fine di completare tale supporto introduttivo, occupiamoci oggi del take profit, un concetto che – per sommi capi – potrebbe essere considerato quale “opposto” allo stop loss.

Stop loss: perché è indispensabile applicare questo limite

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Per la fretta e l’eccitazione di porre in essere le proprie prime operazioni di trading, spesso i neofiti dimenticano quanto sia importante applicare gli stop loss alle proprie posizioni. Ma cosa è lo stop loss? E perché potrebbe essere uno dei vostri migliori alleati nel compimento di una oculata di strategia di trading?

Grafico a punto e figura

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Si chiama grafico a punto e figura, o “point & figure”, ed è uno dei meno utilizzati dai traders italiani (contrariamente a quanto avviene negli Stati Uniti, dove questo grafico è frequentemente fruito dagli investitori). Eppure, nonostante non sia certamente tra le tecniche di analisi e interpretazione preferite, rappresenta un gradevole punto di incontro per le esigenze dei traders che vogliono avere sotto controllo l’andamento di un titolo, eliminando il concetto di “fissità” della sequenza temporale, e depurando il grafico da quei piccoli movimenti che – sebbene non possano alterare le tendenze di fondo – possono comunque rendere più difficile l’interpretazione. Ma come si costruisce?

Analisi tecnica, cosa sono i supporti e le resistenze

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Quando ci si approccia efficacemente all’analisi tecnica, una delle coppie di concetti che occorre fissare nella propria mente con la maggiore consapevolezza e chiarezza è certamente quella relativa ai supporti e alle resistenze. Ma cosa sono? E come poterli individuare correttamente?

Iniziamo con ordine: prendete un qualsiasi grafico relativo all’andamento di un asset (ad esempio, un titolo azionario). Osservando un arco temporale sufficientemente ampio (ipotizziamo, almeno qualche mese), è probabile che possiate incontrare più di un momento in cui le forze del mercato sembrano fronteggiarsi ad armi pari tanto che – prima del sopravvento della domanda o dell’offerta – l’andamento del grafico si fa incerto, e il mercato non sembra offrire un chiaro segnale.

Principali indicatori macroeconomici nell’analisi fondamentale

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Negli ultimi due giorni abbiamo speso qualche parola per cercare di capire cosa sia l’analisi fondamentale e quali siano i principali indicatori per poter valutare il “valore” reale di un’azienda. Abbiamo anche anticipato che in realtà il panorama degli indicatori è enorme, e – ancor di più di qualche utile indicatore di bilancio – ha il suo fulcro nella gamma di indicatori strutturali e macroeconomici in grado di impattare sui valori azionali.

Indicatori di bilancio nell’analisi fondamentale

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Ieri abbiamo avuto modo di introdurre un viaggio introduttivo nell’analisi fondamentale, in grado di tenerci compagnia per i prossimi mesi.

Se ben vi ricordate, ieri abbiamo altresì avuto occasione di definire l’analisi fondamentale quale quel metodo che permette di poter prevedere quale sia il valore intrinseco di un investimento, comprendendo quindi come sia possibile orientare i comportamenti di un investitore sulla base del presumibile valore futuro di un asset.

Ebbene, oggi è la volta di approfondire gradualmente la nostra conoscenza dell’analisi fondamentale introducendo una prima area di indicatori che possono costituire la gioia (o la disperazione!) degli economisti: gli indici, o indicatori, di bilancio.

Cosa è l’analisi fondamentale?

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L’analisi fondamentale è un metodo che punta a prevedere il valore “intrinseco” (o “reale”) di un investimento, e comprendere in che modo sia possibile orientare i comportamenti di un investitore prevedendo come si sposterà il valore dell’asset sui mercati finanziari, nel convincimento che nel lungo termine le quotazioni dell’asset convergeranno verso il valore reale dello stesso.

In altre parole, l’analisi fondamentale cerca di prevedere il prezzo di un asset e la sua tendenza di mercato, mediante l’analisi di tutte quelle informazioni macroeconomiche (ma non sempre) che potrebbero influenzare il valore intrinseco di un investimento, trascinando con sè quello finanziario.